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Dati, ricerche, studi, numeri: cresce l'attenzione verso le cosiddette socialpa e questo è un bene. Più voci e analisi aiutano a raccontare le pubbliche amministrazioni che si cimentano con i media sociali e a comprendere fenomenologie e prassi. Ma i conti non tornano quasi mai. Perché anche le ricerche più accurate si limitano ad applicare metriche quantitative che possono spiegare bene i brand aziendali, ma ben poco di una pubblica amministrazione. Così succede con la recentissima ricerca “Social PA. Analisi delle performance dei comuni capoluogo su facebook e Twitter” curata da Blogmeter e che prende in considerazione 57 pagine Facebook e e 41 profili Twitter ufficiali dei Comuni capoluogo dal 1 novembre al 31 gennaio 2013.
E’ così che usando il criterio del numero di followers
a) la Città di Genova risulti nella top ten anche se di fatto è un profilo dormiente: l'ultimo tweet è del 10 novembre 2012
b) Torino con oltre 59.000 followers non entra nemmeno tra i primi 10 per numero di tweets (superato pure dal Comune di Pistoia!) e risulta quarto per mentions (preceduto da Milano, Roma, Firenze e Bologna).
Viene da domandarsi quindi: perché 60mila persone seguono un profilo Twitter che ha una media di circa 5 tweets al giorno (che generalmente parlano di autovelox, meteo e menù scuole)? E di conseguenza che senso e valore dare a questi numeri (metriche)?
Analogo discorso si può rivolgere all'esamina delle pagine Facebook dove la città di Torino spicca per numero di fan (23162), ma non compare nemmeno tra le prime dieci né per total né per page engagement. O rovesciando la questione la Rete Civica Iperbole (Comune di Bologna) non compare nella top ten per numero di fan, ma è quinta per engagement della pagina.
Altra considerazione: tra i post più engaging risulta la foto della piazza innevata della Città di Urbino: ben 1598 like, 790 condivisioni e 72 commenti dei fan. Segnalo che questo post del 1 febbraio 2012 dell’Urban Center Bologna ebbe più di 2000 likes, 1946 condivisioni e 197 commenti! Non penso quindi che questi numeri possano raccontare il senso dell'attività di una Pa su Fb.
Ultima considerazione: il report registra molto correttamente che le social pa “nella maggioranza dei casi impiegano facebook e twitter come estensione digitale dell’Ufficio Stampa comunicando in modalità broadcast”. Chissà se questo ha a che fare con il fatto che la maggior parte dei social network delle Pa sono gestiti proprio dagli uffici stampa, come risulta dai dati raccolti da Giovanni Arata, che, nel merito, ha parlato di “balcanizzazione della gestione social”.
Mi piacerebbe che le Pa e i ricercatori si confrontassero per trovare metriche e chiavi di lettura più adeguate alla loro natura.