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Referendum di Bologna, Reggio dalla parte del sistema integrato fb.me/2tPuKOEU6
— Provincia Reggio E(@ProvinciadiRE)
1 nota (via twitterpa)
Il terremoto dell’Emilia ha colpito anche uno dei cuori produttivi del nostro paese, in particolare le tante, tantissime piccole imprese artigianali e non, dai caseifici al manifatturiero. Facciamo Adesso è una iniziativa che è nata dal territorio e con il territorio: ne parlo con uno dei curatori, Alberto Franchini.
Ci racconti in breve che cos’è l’iniziativa?
Nei giorni immediatamente successivi alla prima scossa ci siamo chiesti come avremmo potuto mettere al servizio delle imprese colpite le nostre competenze di consulenti di direzione aziendale esperti in social business. Alla seconda scossa, abbiamo deciso di fare qualcosa e nel giro di pochi giorni abbiamo ideato FacciamoAdesso, un portale di comunicazione e scambio per facilitare l’incontro tra le imprese in difficoltà e chi era disposto a contribuire.

E’ passato un anno da quei giorni terribili di maggio e la ricosruzione è partita, pur con tutte le difficoltà del caso. Della situazione in provincia di Bologna e del progetto Pronti a ricostruire ne parlo con Davide Bergamini (coordinatore Servizio Comunicazione Provincia di Bologna).

a) Com’è la situazione oggi dal “cratere”?
Dal nostro punto di vista, cioè per gli edifici di Crevalcore e Pieve di Cento che abbiamo “adottato” col nostro progetto, la messa in sicurezza è pressochè terminata e la progettazione per la ricostruzione è partita. Quindi, anche rispetto ad altre tragedie simili che abbiamo vissuto in Italia negli anni passati, l’impressione è di una reazione e di una ripartenza abbastanza rapida.
[#facebookPA facts]
per chi crede a questi numeri, ecco la classifica della Pagine FB pubbliche per numero di amici, aggiornato al 22.05.2013, h.17.30ca:
1. Regione Toscana- Giovanisì [31k+ amici]
2. Città di Torino [24k+ amici]
3. Regione Puglia [16k+ amici]
4. Città di Modena [14k+…
7 note (via giovanniarata)
E’ già trascorso un anno, anche se non sembra. Le ferite del terremoto sono ancora tra noi e con noi. Questo video, realizzato grazie a un drone, ci ricorda quel che è stato tra il 20 e il 29 maggio 2012. Ne parliamo con Roberto Mettifogo, l’autore.
1) Perché hai pensato di realizzare un video sul terremoto?
Volevo fare qualcosa per aiutare, cosí mi dissi “vai in Emilia e tira fuori il meglio di te”. L immagini descrivono a volte meglio di tante parole, cosí decisi di realizzare un video da lasciar usare gratuitamente a chiunque volesse aiutare gli emiliani con raccolte fondi. Le mie riprese sono state usate per un video musicale il cui dvd é servito per raccogliere fondi per un asilo, é stato proiettato a Los Angeles in una serata organizzata dal console italiano per raccogliere fondi per un teatro a Ferrara, é stato usato in un video promozionale per aiutare la vendita di parmigiano e pubblicato in diversi siti sempre invitando la gente a donare.. sono gocce nell’oceano ma é di gocce che l’oceano é fatto.
2) Hai pensato subito alla possibilità di utilizzare un “drone” per le riprese?
Sì certo, avendolo e usandolo da anni lo userei sempre, il drone é un’estensione della mia mente.
3) Ci racconti qualche dettaglio “tecnico” sulle riprese? Che difficoltà hai incontrato?
Le difficoltà sono state girare per quattro giorni in zone terremotate a piedi sotto il sole con quattro zaini di attrezzature, rotaie, crane, cavalletti, slider, drone e accessori e pilotare a volte anche durante le scosse di terremoto. Sono stato ricompensato dall’aver conosciuto molte persone stupende di quel popolo fantastico che sono gli Emiliani.
4) Pensi che l’uso dei droni diventerà sempre più frequente nella fotografia e nella regia?
Sì certo. aggiunge nuove possibilià di ripresa e a prezzi competitivi.
Alle vittime e ai loro familiari, alle città colpite, alle comunità coinvolte, ai volontari, all’Emilia.
1 nota
Dati, ricerche, studi, numeri: cresce l’attenzione verso le cosiddette socialpa e questo è un bene. Più voci e analisi aiutano a raccontare le pubbliche amministrazioni che si cimentano con i media sociali e a comprendere fenomenologie e prassi. Ma i conti non tornano quasi mai. Perché anche le ricerche più accurate si limitano ad applicare metriche quantitative che possono spiegare bene i brand aziendali, ma ben poco di una pubblica amministrazione. Così succede con la recentissima ricerca “Social PA. Analisi delle performance dei comuni capoluogo su facebook e Twitter” curata da Blogmeter e che prende in considerazione 57 pagine Facebook e e 41 profili Twitter ufficiali dei Comuni capoluogo dal 1 novembre al 31 gennaio 2013.
E’ così che usando il criterio del numero di followers
a) la Città di Genova risulti nella top ten anche se di fatto è un profilo dormiente: l’ultimo tweet è del 10 novembre 2012
b) Torino con oltre 59.000 followers non entra nemmeno tra i primi 10 per numero di tweets (superato pure dal Comune di Pistoia!) e risulta quarto per mentions (preceduto da Milano, Roma, Firenze e Bologna).
Viene da domandarsi quindi: perché 60mila persone seguono un profilo Twitter che ha una media di circa 5 tweets al giorno (che generalmente parlano di autovelox, meteo e menù scuole)? E di conseguenza che senso e valore dare a questi numeri (metriche)?
Analogo discorso si può rivolgere all’esamina delle pagine Facebook dove la città di Torino spicca per numero di fan (23162), ma non compare nemmeno tra le prime dieci né per total né per page engagement. O rovesciando la questione la Rete Civica Iperbole (Comune di Bologna) non compare nella top ten per numero di fan, ma è quinta per engagement della pagina.
Altra considerazione: tra i post più engaging risulta la foto della piazza innevata della Città di Urbino: ben 1598 like, 790 condivisioni e 72 commenti dei fan. Segnalo che questo post del 1 febbraio 2012 dell’Urban Center Bologna ebbe più di 2000 likes, 1946 condivisioni e 197 commenti! Non penso quindi che questi numeri possano raccontare il senso dell’attività di una Pa su Fb.
Ultima considerazione: il report registra molto correttamente che le social pa “nella maggioranza dei casi impiegano facebook e twitter come estensione digitale dell’Ufficio Stampa comunicando in modalità broadcast”. Chissà se questo ha a che fare con il fatto che la maggior parte dei social network delle Pa sono gestiti proprio dagli uffici stampa, come risulta dai dati raccolti da Giovanni Arata, che, nel merito, ha parlato di “balcanizzazione della gestione social”.
Mi piacerebbe che le Pa e i ricercatori si confrontassero per trovare metriche e chiavi di lettura più adeguate alla loro natura.
3 note
È on line @twitt_pa l’account twitter che monitora le pubbliche amministrazioni italiane che cinguettano.

Al momento l’elenco comprende le regioni, le province e i comuni e i ministeri. A breve biblioteche pubbliche e musei. E altro ancora!
Le liste:
1) account comuni > goo.gl/75e0y
2) account Province > goo.gl/mndfs
3) account Regioni > goo.gl/yXcsb
4) account Ministeri > goo.gl/rVm7T
Un grazie ad Alessandro Dondi per grafica e logo.
roberta lombardi on Flickr.
prima della degenerazione
si conferma sempre più il motivo per il quale è stato impedito loro di parlare con la stampa.
127 note (via bolso & hiddenside)
2 note (via bolso)
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